D’amore si muore ma io no

Dopo essere rimasta affascinata da tante sue poesie, ho deciso di acquistare il primo romanzo del poeta professionista vivente (come si definisce lui stesso) Guido Catalano, D’amore si muore ma io no, pubblicato lo scorso febbraio da Rizzoli.

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Conoscendo lo stile giovanile e abbastanza commerciale del poeta torinese, è stato per me impossibile non crearmi delle aspettative non troppo positive, ma, nonostante alcune si siano dimostrate reali, sono rimasta piacevolmente sorpresa e affascinata da questo libro: sembra una lunga chiacchiera con un vecchio amico che ci racconta un amore.

Giacomo è, come l’autore, un poeta che per arrotondare lavora qualche ora a settimana in un ufficio. Non ha la patente, è un po’ sovrappeso e piuttosto basso (anzi, brevilineo), e ha una lunga lista di ex ragazze da cui è stato lasciato in modi più o meno buffi. Si tratta, insomma, di un uomo d’altri tempi, con un’immaginazione irrefrenabile e un goffo romanticismo.

Mentre vola a Palermo per un reading di poesie, in aereo incontra Agata, una aracnologa, che sta andando con la collega Laura a studiare il comportamento di una specie di ragni che vivono nelle grotte siciliane. Giacomo rimane subito abbagliato dalla bellezza (del culo) di Agata e, lungo il tragitto, si conoscono meglio, così scopre che anche le due ragazze vivono a Torino.

“Agata ha il senso dell’umorismo ed è capace di farmi ridere che è una cosa che vale più o meno come tutto l’oro del mondo.”

Tra lavoro, reading, visite ai genitori, Posta del Colon (una rubrica in cui risponde a domande sul sesso di giovani e non), pizze surgelate con la sua migliore amica pazza Francesca, e-mail con l’amico poeta bulgaro Todor e infinite fobie, Giacomo casualmente incontra Agata al cinema, dove ha accompagnato la sua sorellina a vedere i Minions. Da quel giorno i due iniziano a frequentarsi e presto si riscoprono innamorati l’uno dell’altra, iniziano una relazione incorniciata da frasi che vorrebbero essere romantiche ma non sempre ci riescono. E, ovviamente, dalle solite situazioni patetiche che appaiono molto buffe, suscitando nel lettore una tenera simpatia per il povero protagonista, un po’ ridicolo e un po’ sfigato. Impossibile non farsi strappare qualche sorriso.

“Non vale chiedere, posso darti un bacio? Che ne pensi se ci baciassimo adesso qui su questa panchina bevendo un tè tra le casette rosse sotto il cielo di Collegno? Non senti un irrefrenabile desiderio di ricevere un bacio, proprio qui, adesso, ma anche due se vuoi, e che ne diresti se te ne dessi tre? Quattro? Vada per quattro, ma anche cinque se ce la fai ad assumerne cinque. Ne vuoi sei? Per me va bene, vada per sei. Sette.”

Insieme trascorrono cene con le rispettive famiglie, Natale, Capodanno e molte altre esperienze, sushi, ma, come ben si sa, non sempre tutto scorre liscio. Ed ecco che iniziano ad apparire nuove persone creando gelosie ed incomprensioni, situazioni che sarebbe meglio aver evitato e problemi che non sono proprio facili da risolvere. O forse si tratta semplicemente di due vite troppo diverse per essere unite, ma chissà? Nulla è ancora perduto.

guidocatalano

Raccontata così potrebbe sembrare la classica e banale storia d’amore in cui due si conoscono, si piacciono, iniziano qualcosa che può diventare una relazione ma forse no, perché poi irrimediabilmente succede qualcosa che li spinge ad allontanarsi. Potrebbe sembrare così, forse per qualcuno lo è, ma, per quanto possa valere il mio punto di vista, vi assicuro che non è così.

Perché, come tutti sanno, ciò che rende speciale una storia spesso sono le persone. E non può che essere affascinante la storia fra  una bellissima ragazza che sa quello che vuole e un quarantenne complessato con Tonio Cartonio come coscienza, che fa fatica a vivere (in senso simpatico, eh) e ha un costante bisogno di gatti. Figurarsi poi se è raccontata con un linguaggio giovanile e quotidiano ma particolare, e ricca di frasi aforistiche cariche di significato da riciclare come citazioni.

“E ci abbracciamo e tra un bacio e un altro ci guardiamo in silenzio e questa cosa di guardarsi tra un bacio e un altro, secondo me, tra le cose che esistono in natura, e ne esistono di gran belle, questa cosa del guardarsi in silenzio negli occhi abbracciandosi baciandosi, è una delle più meravigliose e incredibili nel mondo conosciuto.”

maionoIl talento dell’autore, secondo me, si è rivelato proprio in questo: ha trasformato la poesia in prosa, rendendola tanto poetica quanto i versi stessi. Inoltre, altri mille punti per aver utilizzato una tecnica che io amo: per descrivere come si sentiva Giacomo, Catalano ha inserito vari riferimenti a film molto noti (Qualcuno volò sul nido del cuculo, Ghost, Sex and the City, FlashdanceHarry ti presento Sally) e a canzoni altrettanto famose (Maledetta primavera, Torn, I don’t wanna miss a thingDieci ragazze), una delle quali è il titolo stesso, D’amore si muore di Milva.

“Insomma, concluedendo, muori pure per amore che fa bene. E’ un’esperienza che va fatta, spesso inevitabile. Io sono morto e resuscitato un paio di volte ed entrambe le volte mi son risvegliato più incazzato che mai, ho strappato il sudario che avvolgeva il mio corpicino sofferente, ho dato un calcio al masso che ostruiva la cripta e ho ripreso la lunga, lunga strada verso l’ovest!”

Altra scelta stilistica che ho apprezzato è la brevità dei capitoli, molto diversi fra loro per argomentazione e scrittura, interrotti da flashback finalizzati a farci conoscere il passato del personaggio e quindi il personaggio stesso.

“Chiacchieravamo tantissimo e io iniziai a raccontarle troppo di me, diventò la mia confidente femmina, solo che mi piaceva, solo che non glielo dicevo. Una volta le scrissi una lettera d’amore. Non gliela diedi mai. Poi lei si stufò. Si fidanzò e ci perdemmo di vista, ma quando penso al suo viso mi viene da sorridere quindi tutto sommato va bene.”

Ecco perché il lettore non può che affezionarsi ad un protagonista assurdo come Giacomo e, nelle caratteristiche più reali, riconoscersi. Si finisce per volergli un po’ di bene e per gioire o piangere con lui.

Premesso che non sono una che si scandalizza, anzi, spesso anch’io risulto un po’ volgare, una delle poche pecche che ho riscontrato è il linguaggio a volte davvero eccessivamente scurrile, vero è che quando ci vuole ci vuole, ma è vero anche che il troppo stroppia. Insomma, in alcuni passaggi, proprio non servivano tutte quelle parolacce. Altra cosa che non mi è piaciuta, e chi ha letto il libro sa di cosa parlo, è l’utilizzo sfrenato di sigle per qualsiasi cosa: davvero inutile.

Ma sono davvero piccolezze per questo moderno romanzo d’amore di altri tempi, davvero semplice e poco impegnativo, ma piacevole e scorrevole come pochi altri, che non risulta mai melenso nonostante sia romantico. Un mix perfetto tra canoni e originalità, un libro di prosa poetica da leggere d’un fiato per lasciarsi travolgere dalla tenerezza dei sentimenti.

L’AMORE FA MIRACOLI, C’E’ NIENTE DA FARE.

felice

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