Adesso

Adesso è l’ultimo romanzo di Chiara Gamberale, scrittrice ormai affermata e molto apprezzata, edito da Feltrinelli lo scorso inverno. Dopo Per dieci minuti, questo è il secondo libro dell’autrice romana che mi capita tra le mani e sotto gli occhi.

adesso

Mi levo subito un sassolino dalla scarpa: ciò che rende piacevole la lettura del romanzo non è né la storia né lo stile. Infatti si tratta di una relazione come tante altre, sentita e risentita, i problemi che si presentano vogliono renderla interessante e particolare, ma anche questi sono sentiti e risentiti. Inoltre, l’intreccio è troppo disordinato, senza un filo logico e crea confusione, soprattutto nella prima parte, dove vengono raccontati piccoli frammenti di tante tante storie di diverse persone, e non si capisce di chi si stia realmente parlando e nemmeno chi siano i veri protagonisti. Per fortuna non sono troppe pagine, anche se poi queste storie verranno riprese in alcuni capitoli anche nel resto del libro, mantenendo lo stesso caos.

Così mi sono chiesta quale fosse davvero l’intenzione dell’autrice, cosa l’abbia portata a fare questo grosso errore, che rende veramente difficile star dietro alla trama. Forse voler far vedere che ogni persona sola in realtà ha un’anima gemella persa per il mondo e prima o poi la troverà anche se inizialmente aveva posato gli occhi su qualcun altro? Boh. Mi resta un grande punto di domanda, a cui non ho trovato risposta, ma che è stato un po’ messo in ombra dal resto della storia.

Dal momento in cui ho iniziato a seguire veramente la vicenda dei personaggi, mi sono chiesta il perché del titolo: adesso è molto banale, sembra buttato lì giusto perché è una parola che si ripete spesso (volutissimamente) nelle pagine, e non rende giustizia al romanzo. Verso la fine ho trovato una buona spiegazione:

“Fra l’infanzia e il troppo tardi, fra la traversata di un’Arca Senza Noè e il rischio di un naufragio, c’è un momento. Non è prima di una vecchiaia dolce e non è dopo un’infanzia tremenda, non è prima di niente e dopo niente, è solo adesso, dopo il dolore, prima del dolore, finalmente è adesso, un momento in cui rimanere mentre c’è, senza fuggire, perché è una fuga in sé, senza sperare, perché è in sé una speranza io? tu, no no, sì sì, non sono pronto, nessuno lo è.”

Questa citazione sembra voler riassumere e risolvere le difficoltà dei due protagonisti, che obiettivamente rispecchiano fedelmente i problemi di tante, tante, tante storie d’amore.

Lidia è una donna eternamente adolescente e abituata a fuggire, in cerca di emozioni forti, è ancora legata al suo ex marito, che l’ha lasciata per non perderla, e alla sua compagnia di amici problematici ma simpatici, fa la conduttrice di Tutte le famiglie felici, programma televisivo che la porta a intervistare e conoscere Pietro e sua figlia Marianna. Pietro, uomo introverso che per controllare i suoi sentimenti più dolorosi ha imparato ad ignorarli, fa il preside e la moglie ha lasciato lui e la figlia dopo aver deciso di dedicarsi alla vita religiosa.

I due legano immediatamente, anche a causa dei vissuti passati ancora irrisolti, entrambi sono due anime tormentate che cercano ascolto e amore in un’altra persona, nonostante non lo ammetterebbero mai. Alle “rose e fiori” dei primi tempi, segue la paura di tutto. La paura che non vada bene così, di sbagliare, di annoiarsi, di lasciarsi perché stavano meglio dov’erano prima, delle difficoltà, dei mostri del passato che possono tornare a farsi sentire, di sciogliere i nodi ormai venuti al pettine, di sciogliersi e lasciarsi andare.

paura

Paura che richiede coraggio per essere superata, sconfitta. Richiede una crescita interiore da parte di entrambi, la lucidità di vedere i propri limiti e scegliere se superarli o se restare indietro. Ed è il momento, né troppo tardi né troppo presto, che ognuno pensi al da farsi.

“Per certi versi lo spazio dell’intimità, dentro di noi, si restringe man mano che cresciamo: è sempre più difficile che ci si infili davvero qualcuno. Ma nello stesso tempo, man mano che cresciamo, forse dobbiamo abbandonare il sogno che quello spazio possa essere riempito da un’unica persona. […] Io negli ultimi mesi provo a ragionare in termini di ricchezza, anziché di confusione. Abbiamo due vite ricche. Di sbagli e di ferite, certo. Ma anche di legami che a quegli sbagli e a quelle ferite sono sopravvissuti. Sarebbe artificioso e quindi inutile liberarci di quei legami. Lo sforzo è quello di tenere tutto insieme.”

La Gamberale ha saputo utilizzare in modo molto professionale una tecnica che, personalmente, mi piace molto: il discorso indiretto libero. Sa rendere più veloce e quindi reale sia lo svolgimento della vicenda che il flusso di coscienza dei personaggi.

In aggiunta, man mano che si procede con la lettura, la scrittura migliora, si fa più sincera e meno costruita, ci aiuta ad entrare nella testa dei personaggi. Il linguaggio leggero e scorrevole si fa molto chiaro, prova a diventare davvero profondo con l’intento di essere onesto fino al midollo per raccontare la verità del cuore umano.

Oltre all’accurata scelta mai casuale di ogni termine, ho apprezzato molto i suoi giochi di parole, tra significanti e tra significati, e la sua prosa che molto spesso diventa poetica, dolce e sincera, ricca di figure retoriche che rendono il concetto ancor più chiaro.

Mi hanno fatto venire i brividi quelle frasi scritte in carattere grande, con tono cattivo, come se ci fossero sempre state quelle voci, senza che noi non ce ne accorgessimo, e che prima si fanno sentire sottovoce e poi urlando a pieni polmoni, arrabbiate. Molto suggestivo.

Originale e simpatica è l’idea di fare i curriculum amorosi di Lidia e Pietro, sia per spiegare il loro carattere attraverso la loro vita, che per inquadrarli meglio. Carina è anche la ripetizione della pallina nella pancia, che tutti, sia i protagonisti che i personaggi marginali, provano durante lo svolgimento della storia, e che rappresenta le classiche farfalle nello stomaco che tutti abbiamo conosciuto.

“Succede che fra tutte le persone che corrono e si accalorano e parlano fitto al telefonino sulla metro e ti costringono a prendere atto dell’assoluta mancanza di senso – loro e dunque anche tua- una ti convince che invece un senso ce l’hai. Succede che fra tutte le persone senza senso, una ti pare ce l’abbia. Ma devi darle tempo, devi darti tempo. Devi prendere il tempo e raccomandargli adesso basta, stai buono qui, non ti muovere.”

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In questa montagna russa di depressione – entusiasmo – tristezza – accettazione che sembra destinata a ripetersi all’infinito, Chiara Gamberale è riuscita ad estrapolare la banale essenza dell’amore, ciò che tutti sanno, e a metterla nero su bianco in modo per nulla scontato, così tutti si possono riconoscere.

Lidia e Pietro, personaggi non proprio simpaticissimi ma che fanno un po’ tenerezza, potrebbero benissimo essere una persona sola: una persona alla ricerca. Di cosa? Non si sa. Dell’amore, di sé stessa, di far pace col passato, dei suoi sogni, di sconfiggere le sue debolezze. Di qualsiasi cosa. Perciò ognuno di noi può essere questa persona, ecco perché Chiara Gamberale gode di un successo così ampio.

Nonostante il grosso strafalcione iniziale, credo che sia un libro tutto sommato piacevole da leggere, scritto correttamente, non molto impegnativo ma di compagnia. Personalmente, arrivata ad un certo punto (circa verso la metà del romanzo) ho iniziato a non veder l’ora di sapere come sarebbe andata a finire, tanto da divorare la maggior parte delle pagine senza neanche accorgermene, curiosa di una curiosità che ogni buon libro dovrebbe suscitare. Si tratta, quindi, di un romanzo d’amore che racconta molto più dell’amore: ci narra la verità che l’individuo vuole sentire. Mi piace definirlo “un libro che ti abbraccia”.

“Questa sono proprio io, abbracciami. Questo sono proprio io, ti abbraccio.”

 

Grazie a Riky per questo regalo.♥

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5 pensieri su “Adesso

    1. Esatto, una lettura piacevole e non impegnativa per passare qualche ora.. E magari da inserire tra due libri più impegnati! 🙂 Per dieci minuti l’hai letto? Quello è più originale anche se è moooolto più semplice!

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