Profondità – Viaggio all’interno di un Pozzo

Riccardo Pozzobon – alias Jack Pozzowski – pubblica la sua prima raccolta di poesie lo scorso inverno, precisamente il 3 marzo 2016, inizialmente in formato e-book e poco dopo anche in formato cartaceo. Si tratta di Profondità – Viaggio all’interno di un Pozzo.

Il libro, il cui titolo racchiude chiaramente più di un significato, è diviso in quattro sezioni, ognuna con un con un tema:

  • la prima, che è la più corposa, tratta della vita in generale e consente al lettore di conoscere il poeta attraverso la sua verità scritta;
  • la seconda parla delle donne e dell’amore, è quella che più ho apprezzato, caratterizzata da quel tipo di introspezione che solo l’amore permette;
  • la terza è un manifesto alla natura e alla fusione con essa, fa sì che il lettore si immagini scene e situazioni ideali;
  • l’ultima è una sperimentazione in lingua inglese, i cui testi mi fanno ricordare affettuosamente alcune canzoni capaci di leggerti dentro.

Jack Pozzowski ha scelto, attraverso alcune citazioni e non solo, di omaggiare alcuni grandi personaggi, come Guccini (e la sua Avvelenata), Bukowski, Ungaretti, Hemingway, F. S. Fitzgerald. Per esempio, una delle mie preferite:

“Potrei anche dire che l’amore è come l’alcool. Lo provi una volta, ti fa girare la testa, ne vuoi ancora e ancora. Ti fa sentire male, tanto male che dirai di non voler provare mai più. Ma poi, al prossimo bicchiere ci ricascherai. E non dirai di no.” Charles Bukowski

profondità

Alessia: Chi ti conosce sa che l’ancora della copertina è la stessa che ti sei tatuato, nel titolo c’è un gioco attorno alla parola Pozzo: tutto rimanda a te. Trovandosi tra le mani questo libro, si pensa di conoscere il lato più intimo di Riccardo. E’ davvero così? Quanto Riccardo c’è in Profondità? Come mai hai deciso di rivelare il tuo io più personale?

Riccardo: L’idea iniziale non era di pubblicarlo, le poesie sono nate nel corso del tempo senza un vero filo logico. Venivano fuori quasi da sole, quando mi succedeva qualcosa di emotivamente impegnativo dovevo scrivere al più presto per trovare sollievo. Ed è ancora così. Profondità è certamente uno sguardo vero e onesto dentro di me, dico sguardo perché non si vede tutto. Profondità rappresenta la parte emotiva di me, quella che si emoziona per le cose, che si innamora, che rimane delusa, che si sente sopraffatta dalle cose, quella con un costante bisogno di fuga, con una voglia matta di mollare tutto e scappare. Normalmente tutto ciò è mediato e spesso tenuto nascosto dal Riccardo “normale”. Il fatto di diffondere i miei scritti, e con essi quella parte di me che tenevo più nascosta, è stato una sorta di test per me. È stato un mettermi alla prova, è stato come dire “ecco, io sono anche così”. E quando, come nel mio caso, si fa fatica ad esprimere ciò che si ha dentro a voce, si lasciano parlare le parole scritte.

A: Mi sembra di capire che sei orgoglioso, o almeno contento, di aver tentato questo test. Credi che il risultato, per quanto riguarda te stesso, sia positivo? Che riscontro hai avuto?

R: Orgoglioso certamente. L’aver pubblicato un libro è un bellissimo traguardo che in realtà spero sia solo l’inizio del mio percorso da “scrittore“. Il risultato è decisamente positivo, chi ha letto il libro ha apprezzato. Che abbiano capito ciò che voglio dire veramente, poco mi importa, a me ha aiutato a capire che nascondere chi si è veramente spesso è sbagliato, ma soprattutto che non bisogna avere paura dei propri sentimenti.

A: Se non sbaglio, è stata tua mamma, dopo aver letto alcune delle tue poesie, a consigliarti di pubblicare un libro e a lei, oltre che ad altri, l’hai dedicato. Che influenza ha avuto nelle tue poesie e nella tua vita?

R: A mia madre devo molto perché è sempre stata una sorta di Mecenate per me, ha creduto nei miei talenti e mi ha sempre spinto ad approfondirli. Ha sempre letto, di nascosto, le mie poesie, cercando di capirmi attraverso di esse, dal momento che non sono mai stato molto espansivo, soprattutto sul lato emotivo, e mi ha sempre spronato ad esprimere ciò che sento. Ovviamente “ogni scarrafone è bello a mamma soja” quindi ha sempre apprezzato ciò che scrivevo, e mi ha convinto, dopo anni di dai e dai, a pubblicarle. Devo molto anche al suo secondo marito, Riccardo, a mio padre, ai miei amici, alle donne, per i loro insegnamenti di vita, ognuno a suo modo, e per le esperienze condivise, ma la mamma è sempre la mamma.

A: Le tue poesie coprono uno spazio temporale di diversi anni e ovviamente sei cambiato col passare del tempo. Ma in che modo sei cambiato? Hai percepito questo cambiamento rileggendo i testi meno recenti? Come ti fa sentire avere sotto gli occhi, una di fianco all’altra, alcune tappe del tuo percorso?

R: Ti dirò, sono certamente cambiato nel corso degli anni. Le prime le ho scritte nel 2012, quindi sono passati quattro anni e a vent’anni quattro anni sono tanti. Sono un sacco di tempo. Ho vissuto un gran numero di esperienze, alcune delle quali mi hanno segnato nel profondo. Lo stile è cambiato, è cresciuto se si può dire. Rileggerle è come guardarsi allo specchio, come guardare un album di foto, vedo sempre Riccardo, cresciuto e cambiato senz’altro, ma sempre Riccardo.

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A: C’è un testo a cui sei particolarmente affezionato? Se un potenziale lettore avesse ora il tuo libro tra le mani, quale poesia gli consiglieresti di leggere? C’è, quindi, un manifesto di Profondità? Qual è?

R: Non c’è un manifesto di Profondità. In Profondità viene raccontata una storia, quindi Profondità diventa il manifesto stesso di chi l’ha scritto, cioè io. In ogni caso ci sono un paio di poesie a cui tengo di più e altre che mi piacciono molto, ad esempio Pensieri e Pensieri II, Sic Transit, Aurora, Brezza. Ecco, forse Pensieri può essere considerata il manifesto di Profondità se proprio vogliamo trovarne uno.

A: Lo stesso che avrei scelto io. Ho scritto che tra le tue pagine omaggi alcuni grandi uomini, scrittori, dicendo che ti hanno “permesso di vivere non una, ma innumerevoli vite“, quindi ti piace molto leggere. Quali letture ti hanno influenzato maggiormente? Come ti rapporti a questi giganti della letteratura e non solo? Trovi somiglianze tra te e loro?

R: Sarò sincero, leggere non è una delle mie occupazioni preferite, ma mi è capitato più e più volte di imbattermi in libri che mi hanno colpito, che mi hanno segnato e mi sono immerso in essi, rimanendo però me stesso. Forse ho tratto ispirazione, ma ho sempre cercato di mantenere uno stile mio. C’è stato un momento nella mia vita in cui ho cominciato ad apprezzare alcuni grandi autori, soprattutto Hemingway e Bukowski, che mi hanno fatto sentire un po’ più compreso, un po’ meno solo nella continua lotta contro il torpore esistenziale. Mi hanno fatto viaggiare con la mente permettendomi di tralasciare per un attimo la realtà in momenti difficili. Il libro che però mi ha segnato maggiormente penso sia Jack Frusciante è uscito dal gruppo, di Enrico Brizzi. Quel libricino minuscolo di poco più di cento pagine ha un fascino enorme per me, tant’è che traggo proprio da quel titolo il mio nome d’arte. Usa un linguaggio diretto, molto punk. E’ l’unico libro che ho letto più di una volta, ed ogni volta mi sono rivisto in quel giovane protagonista adolescente alle prese con la vita. Ogni volta scopro sfaccettature diverse, scopro nuove citazioni di canzoni, di film. E’ un libro sottovalutato secondo me, non lo conosce quasi nessuno.

A: So che sei molto prolifico in questo periodo, a quando l’uscita del prossimo libro? Credi che continuerai sulla strada della poesia o ti piacerebbe scrivere anche prosa, per esempio romanzi?

R: Sinceramente in questi giorni ho cominciato a riguardare tutte le cose in prosa che ho cominciato nel corso degli anni. Ho provato due o tre volte a cominciare a scrivere qualcosa in prosa, ma non sono mai andato oltre le venti pagine. Il classico blocco dello scrittore. Credo comunque che punterò sulla prosa per il prossimo lavoro. E sì, sono abbastanza prolifico in questo periodo, anche se la mia attuale vena compositiva sta leggermente sfumando, forse anche a causa dell’ultima fonte d’ispirazione da cui ho attinto (la cui natura è un segreto), che non ha più gli effetti di un tempo.

A: Sicuramente chi ti ha letto si è fatto un’idea di te, del tuo modo di scrivere e di pensare, e suppongo sia positiva. Ma tu cosa vorresti dire ai tuoi lettori? Se dovessi fare una domanda a Riccardo, quale sarebbe?

R: Boh, così su due piedi sarei curioso di chiedere a Riccardo cosa sta dietro ad alcune delle sue poesie che sembrano nascondere idee diverse da quelle che trasmettono direttamente le parole. Gli chiederei a cosa si è ispirato, gli chiederei che cazzo gli passa per la testa. Che poi io a Riccardo pongo quotidianamente un sacco di domande a cui non sa mai rispondere. Effettivamente mi piacerebbe potermi guardare da fuori.

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In sostanza, Profondità è un documento poetico che racconta l’anima di un ragazzo di ventidue anni, dallo spirito sensibile e calato nel mondo tanto da riuscire a provare un’estesa gamma di sentimenti e sensazioni. Allo stesso tempo, è una lente che permette a chi legge di lanciare uno sguardo all’interno dell’autore e, volendo, anche dentro se stesso, cosa che non fa mai male.

Profondità è una storia di una persona come tante di noi, e fa sì che ognuno riconosca la propria.

Quindi complimenti, Riccardo! Non mi resta che augurarti tutta la soddisfazione, il successo e la felicità che meriti, restando ovviamente in attesa del prossimo libro.

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