Per dieci minuti

Ho da poco finito di leggere il libro Per dieci minuti di Chiara Gamberale, che ho iniziato solo tre giorni fa. L’ho divorato, tanto è coinvolgente e atipico. L’autrice crea una protagonista col suo stesso nome, ma con una vita completamente diversa dalla sua, un po’ sfigata, verrebbe da dire. Chiara, infatti, in poco tempo viene licenziata dal settimanale per cui lavorava e lasciata dal Marito con cui stava da quando erano diciottenni, proprio dopo essersi trasferita a Roma per lui. Dopo i primi mesi di disperazione totale, la sua analista le propone un gioco:

Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto. Una cosa qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta in trentacinque anni.

E Chiara, che ormai non ha più niente da perdere, accetta.

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Così si ritrova a fare tante cose che prima non aveva mai fatto, alcune molto banali, come mettere lo smalto fucsia o cucinare dei pancakes, altre molto più particolari, come camminare all’indietro per strada, raccontare la sua storia al telefono amico, prendere in affidamento un figlio già grande.

Il percorso di Chiara è accompagnato dalle sue puntuali riflessioni, mai scontate, per esempio sul Marito che sembra voler ritornare, sul romanzo che sta scrivendo, sul suo amore per la scrittura. Inoltre, praticando per la prima volta queste nuove attività, scopre una verità importante:

“Da quando la mia vita è vuota non mi ero mai accorta che fosse così piena.”

Si ritrova, per l’appunto, a fare i conti con persone appartenenti al passato, a doverne escludere altre per il suo futuro, a rivalutare chi dava per scontato nel suo presente. Basti pensare che, il pomeriggio di Natale, Chiara accoglie nella sua casa ottantanove persone che hanno attraversato la sua vita, anche solo per un breve momento.

Chiara impara a conoscere ed apprezzare luoghi della sua città che prima non aveva nemmeno notato, inizia ad usare come mantra una frase udita dalla Matta, approfondisce il dialogo con la madre, a cui non aveva mai chiesto “come stai?”, inizia a guidare l’auto per la prima volta, si avvicina ai tarocchi, ruba uno yogurt.

Col suo linguaggio semplice e fresco, ma allo stesso tempo profondo, Chiara Gamberale riesce a trascinare il lettore nella sua storia, permettendo di ritrovare la speranza a chi non ne ha più e rivelando importanti valori e punti di vista, nonostante si tratti fondamentalmente di un gioco.

Alla fine, la protagonista adotta questo motto:

“Non resistere al cambiamento. Buttati.”

Si tratta di questo, fondamentalmente, perché, come emerge parlando con l’analista, cambiare è mortale, cambiare è vitale. Si tratta di aprire la mente a nuove possibilità, di uscire da se stessi per conoscere ciò che ci circonda, di stare in silenzio, di piangere, di farsi abbracciare, di ascoltarsi e di lasciar andare e di accogliere. Si tratta di capire che anche se non si capisce tutto, va tutto bene, e che possiamo sfruttare il tempo.

“Abbiamo l’occasione di farci quello che ci pare, con la maggior parte di quei dieci minuti.”

chiarag

Dopo aver concluso la lettura del libro, ho cercato online alcune informazioni al riguardo e ho scoperto che c’è un applicazione che permette, a chi vuole, di caricare un breve video dei suoi dieci minuti. Così l’ho scaricata e ho dato un’occhiata: ho visto gente che girava per strada coi baffi disegnati, che scriveva sul divano, che guardava le anatre, che camminava in tondo e molto altro.

Quindi ho deciso di provarci anch’io, unendo un’idea che mi balenava per la mente da un po’ a questo simpatico gioco: ecco questo post, la mia prima recensione su questo nuovo blog. Anche se forse dieci minuti mi sono serviti per registrarmi e pensare alla struttura dell’articolo, sono molto soddisfatta di aver iniziato questa nuova avventura.

In bocca al lupo a me e a chiunque decida di intraprendere il gioco dei dieci minuti!

Alla prossima!

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